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Il triangolo esplosivo di Eta Carinae

Immaginate di viaggiare verso la Luna e di arrivarci in soli 20 secondi! È questa la velocità che ha raggiunto il materiale espulso in seguito alla Grande Eruzione avvenuta su Eta Carinae, una stella estremamente massiccia, instabile ed esplosiva. Gli astronomi sostengono che questo gas, scagliato nello spazio durante l’esplosione stellare, sia il più veloce ad oggi misurato. L’esplosione, avvenuta su una delle stelle più luminose della nostra galassia, ha rilasciato un quantitativo di energia paragonabile a quella di una tipica esplosione di supernova, che avrebbe però distrutto la stella. Tuttavia, in questo caso, il sistema stellare doppio è rimasto intatto e un nuovo studio in uscita su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society ha dimostrato che tale sistema potrebbe avere giocato un ruolo fondamentale nelle condizioni che hanno portato alla colossale esplosione.

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Perseidi e pianeti: lo spettacolo è assicurato

Superata da pochi giorni la splendida e suggestiva eclissi totale di Luna, eccoci proiettati a raccontare quello che ha in serbo il cielo serale di agosto. Lo spettacolo sarà assicurato anche quest’anno dallo sciame meteorico delle Perseidi, anche noto come le “lacrime di San Lorenzo”. Il massimo del fenomeno quest’anno è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, anche se le notti tra il 10 e il 15 potranno essere adatte per dar loro la caccia. Le premesse per godersi uno “show” davvero super ci sono tutte. La Luna infatti sarà assente nei cieli notturni tra il 10 e il 15, e sarà comunque nuova l’11. Dunque, chi potrà osservare il cielo lontano da centri abitati e illuminazioni artificiali, potrà godere, nuvole permettendo, di una volta celeste decisamente scura, l’ideale per scorgere anche le meteore dalle scie più deboli. Il nostro consiglio è quello di seguire il fenomeno nelle ore più tarde della notte, soffermandosi sulle regioni a nord est del cielo, in direzione della costellazione di Perseo. Le scie luminose che potremo osservare in quei giorni alzando lo sguardo al cielo sono prodotte da piccolissimi frammenti della cometa Swift-Tuttle che ogni anno incrociano la nostra orbita. Entrando con grandissima velocità nell’atmosfera terrestre, queste particelle, grandi anche solo come un granello di sabbia, la ionizzano, creando le caratteristiche scie luminose. Anche quest’anno a seguire l’evento ci saranno le telecamere del progetto Prisma coordinato dall’Inaf che, con il loro ampio campo di vista, registreranno praticamente tutte le meteore che solcheranno i cieli italiani.

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Luce ultravioletta fondamentale per la vita

Ricercatori dell‘Università di Cambridge e del Medical Research Council Laboratory di biologia molecolare (Mcr Lmb) hanno scoperto che le possibilità per cui si possano sviluppare forme di vita sulla superficie di un pianeta roccioso, come la Terra, sono collegate alla tipologia e all’intensità della luce emessa dalla sua stella ospite. Lo studio, pubblicato ieri su Science Advances, è il risultato di una particolare collaborazione tra il Cavendish Laboratory di Cambridge e il Nrc Lmb, unione tra chimica organica e ricerca degli esopianeti.

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Le basi della vita? Nella luce delle stelle

La vita, almeno quella che conosciamo noi, esiste in un’infinità di forme. Eppure, andando a ridurre ogni organismo vivente nelle sue più piccole parti, è sempre la stessa storia: atomi di carbonio collegati ad atomi di idrogeno, ossigeno, azoto e altri elementi. Come facciano a formarsi queste strutture di base è un mistero che ancora non ha trovato una risposta chiara.

Oggi, grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale Herschel dell’ESA, gli astronomi sanno qualcosa di più circa la nascita delle molecole fondamentali per la vita. Uno studio recente ha mostrato che la luce ultravioletta proveniente dalle stelle svolge un ruolo cruciale nella formazione di queste molecole base, e questa è una novità, perché il paradigma precedentemente più accreditato indicava gli shock all’interno delle nubi come principali responsabili.